Steatoepatite non-alcolica e rischio di epatocarcinoma


La steatoepatite non-alcolica ( NASH ) è una patologia del fegato caratterizzata da processi di infiammazione, cicatrizzazione e morte dei tessuti.
È legata a disfunzioni metaboliche e all'eccessiva presenza di grasso all'interno delle cellule epatiche, non dovuta al consumo di alcolici.

Il grasso può accumularsi negli organi interni ( grasso viscerale ) ed è particolarmente pericoloso per la salute.
Quando i trigliceridi sono presenti in più del 5% delle cellule del fegato si parla di steatosi epatica, il cosiddetto fegato grasso. In un sottogruppo di persone, questa condizione evolve nella steatoepatite non-alcolica, che comporta un alto rischio di progressione verso malattie del fegato importanti: la fibrosi, la cirrosi e il carcinoma epatico ( epatocarcinoma ).

La steatosi epatica non-alcolica riguarda almeno il 25% degli italiani, cioè almeno un italiano su quattro ha il fegato grasso. Questa percentuale aumenta con l'età e soprattutto aumenta tra le persone in sovrappeso e diabetiche, per arrivare al 50% ( una su due ) nelle persone obese.

Anche le persone normopeso possono essere a rischio. In questo caso, la circonferenza vita è un indicatore di obesità viscerale più accurato dell’indice di massa corporea.

Data la crescente percentuale di persone obese in Italia, tra cui anche bambini, anche la prevalenza della steatosi e della steatoepatite non-alcolica sta crescendo e, dal punto di vista delle patologie del fegato, rappresenteranno un'emergenza in futuro.
Si stima che nel 2030, circa il 30% degli italiani soffrirà di steatosi epatica. Per quanto riguarda la steatoepatite non-alcolica, la prevalenza è stimata intorno al 4.4% e si ritiene che supererà il 6% nel 2030.

L'identificazione delle persone più a rischio di danno epatico non è facile, perchè la condizione è completamente asintomatica.
A guidare il medico devono quindi essere gli stili di vita e la presenza di diabete e/o obesità.
Un primo esame è l'ecografia dell'addome superiore. Un'altra modalità di screening si basa sull'elastografia epatica ( fibroscan ), che utilizza ultrasuoni per valutare l'elasticità del tessuto: un fegato sano è morbido ed elastico, mentre uno malato è più rigido, duro, perché maggiormente fibrotico.
Esistono inoltre due test non-invasivi già validati e ampiamente utilizzati ( FIB-4 e NAFLD FIBROSIS SCORE ): sono semplici da eseguire, perché combinano variabili come l'indice di massa corporea e valori del sangue. Il risultato è un punteggio ( score ) che permette di escludere, con una buona affidabilità, il danno epatico, e di individuare chi invece dovrebbe essere indirizzato a uno specialista del fegato.
Un terzo test ( Enhanced Liver Fibrosis, ELF ) è in fase di valutazione.

Attualmente il gold standard per accertare la diagnosi di steatosi epatica non-alcolica e per fare una stadiazione della fibrosi è la biopsia epatica, una procedura invasiva, costosa e non-priva di rischi.

Sia la steatosi epatica non-alcolica sia la steatoepatite non-alcolica possono regredire, semplicemente modificando lo stile di vita.
È stato osservato, ad esempio, che un dimagramento di almeno il 7% del peso corporeo è sufficiente per innescare la regressione della steatoepatite e un miglioramento della fibrosi. Un dimagrimento superiore al 10% ha portato alla risoluzione del 90% dei casi di steatosi epatica non-alcolica.

Riguardo alle terapie farmacologiche, sono diversi gli studi in corso che mirano ai meccanismi di accumulo del grasso, dell'insulino-resistenza, dell'infiammazione e della fibrosi.

All’International Liver Congress 2018 di Parigi, sono stati presentati i dati di uno studio proof-of-concept su 70 pazienti con steatosi epatica non-alcolica e fibrosi epatica ( stadio F2 o F3 ).
E' stato mostrato che i regimi in studio hanno portato a una maggiore riduzione del grasso nel fegato e in entrambi i bracci di combinazione si sono osservati miglioramenti nella biochimica epatica e/o nei marcatori di fibrosi. Per quanto riguarda la tollerabilità, la frequenza degli eventi avversi è stata analoga tra i pazienti trattati con un solo farmaco e quelli in terapia di combinazione e nessuno ha interrotto il trattamento prematuramente. ( Xagena_2018 )

Fonte: Gilead, 2018

Xagena_Medicina_2018